Mariano D'Ayala
Mariano D’Ayala nacque a Messina il 14 giugno 1808 da Raimondo e Concetta Ragusi e morì a Napoli il 26 marzo 1877.
Il padre avrebbe desiderato che diventasse un ecclesiastico, ma, rimasto orfano a soli nove anni, la madre, trovatasi in serie ristrettezze economiche e volendo assicurare all’ultimo dei suoi figli un avvenire professionale, decise di avviarlo alla vita militare; perciò nel 1818 si trasferì a Napoli adoperandosi ad ottenere l’ingresso gratuito presso la scuola militare istituita per “l’educazione dei giovinetti figli di benemeriti ufficiali inabilitati a dargliela per difetto di mezzi opportuni” .
Ostacolo a questi obiettivi era l’età, perché maggiore di quella richiesta dai regolamenti, ma “ vi riuscì dichiarando, forse d’accordo, un’età minore della vera. Mariano D’Ayala entrava nella scuola militare il 29 maggio 1812 segnato sulla matricola come nato il 14 giugno 1810” . Il 1° settembre 1837 fu nominato professore d’artiglieria del Collegio Militare.
Poco dopo lasciò il servizio militare attivo ed iniziò la sua errabonda esistenza da uno stato all’altro con l’unico scopo di realizzare la liberazione del Regno delle Due Sicilie dai Borboni e con essa l’unità d’Italia.
Durante il 1835 iniziò a frequentare i salotti degli intellettuali dell’epoca e strinse importanti amicizie con personaggi di levata caratura come Gaetano Costa, Francesco Ricciardi, Florestano Pepe, Carlo Troja, Alessandro Begani, Giuseppe Bario, Emanuele Taddei.
Nel 1842 venne inviato per una missione in Calabria, dove avrebbe dovuto effettuare una visita ad uno stabilimento metallurgico della Mongiana, e si recò nei luoghi che videro Gioacchino Murat prigioniero. Al ritorno del suo viaggio scrisse: “Un viaggio da Napoli a Pizzo”, pubblicazione che mandò il re Ferdinando II su tutte le furie tanto da decretare l’allontanamento di D’Ayala dal Collegio Militare a titolo di castigo.
Ritiratosi a vita privata continuò i suoi studi e strinse relazioni con le società segrete; lavorò con Carlo Poerio per corrispondere con gli amici politici del Meridione, ma le relazioni che egli intraprese con gli appartenenti alle sette lo portarono all’arresto avvenuto il 17 marzo 1844.
Rimesso in libertà pubblicò nel 1845 “Le letture del soldato italiano” , nello stesso anno partecipò al VII Congresso degli scienziati italiani tenutosi a Napoli; ma la sorveglianza si fece sempre più serrata e D’Ayala venne nuovamente fatto prigioniero e rinchiuso nelle carceri di Santa Maria Apparente.
Dopo la concessione della costituzione da parte del Re, D’Ayala venne liberato e nominato Intendente della Provincia dell’Aquila.