Provincia dell'Aquila, Biblioteca "Salvatore Tommasi"
Caratteri: Aumenta carattere Diminuisci carattere Ripristina carattere Lingue: Italiano English (babelfish.altavista.com) Français (babelfish.altavista.com)

 
Menu di navigazione

Storia

Nel 1817 fu istituito all’Aquila da Ferdinando I di Borbone il Real Liceo degli Abruzzi, che venne collocato nell’ex convento dei francescani conventuali, fino allora adibito a caserma. Si trattava del più antico complesso monastico della città, sorto alla metà del Duecento con quattro cortili e la chiesa di S. Francesco, ed ospitava la cella tuttora esistente, dove il 20 maggio 1444 era morto San Bernardino da Siena.
Ancora oggi si legge in Via Patini, allora Via dell’Acconcio, la scritta del “Real Liceo degli Abruzzi”.
Con l’istituzione di scuole d’ogni ordine e grado, sino alle così dette facoltative o universitarie, si fece sentire la necessità di una pubblica biblioteca. Non si trattava di una creazione ex novo, ma di ordinare il materiale della biblioteca appartenente alla Badia Celestiniana di Sulmona che era stato trasferito all’Aquila dal 1822 ed affidato ai Gesuiti con regio decreto.

Il Consiglio Provinciale sostenne una lunga battaglia, dal 1839 al 1848, con i Gesuiti per far riconsegnare i libri al regio liceo aquilano.
La lunga controversia non avrebbe avuto mai termine se non fosse sopraggiunto il regime costituzionale del 1848, che consentì all’Intendente della Provincia,
Mariano D’Ayala, di compiere un atto d’autorità e d’imporre l’apertura della Biblioteca il 2 febbraio dello stesso anno. D’Ayala definiva la Biblioteca “Santuario della civiltà… Invito di civile sapienza per la gioventù crescente speranza dolcissima del nostro avvenire”.
La fine del periodo costituzionale implicò anche un tramonto per la Biblioteca, soprattutto quando nel 1852 tutta l’istruzione cittadina, compreso il liceo, fu affidata ai Gesuiti.

La Biblioteca dell’Aquila andò avanti stentatamente sino al 1872, quando l’Amministrazione Provinciale chiese al Governo e ottenne che le fosse consegnata. Arricchita dai libri provenienti dalle soppresse corporazioni religiose (R.D. n. 3036 del 7 luglio 1866), resa completamente autonoma, la Biblioteca cominciò a prosperare anche in virtù dei doni cospicui fatti da privati cittadini, diventando la seconda biblioteca del Regno di Napoli dopo quella napoletana.

Nel 1877 fu abbattuta la chiesa di S. Francesco e nella sua area si decise di sistemare una biblioteca provinciale autonoma rispetto al liceo. Si trattava di una grandiosa costruzione progettata da Alessandro Mancini e realizzata dall’impresa di Vincenzo Di Marco, con vaste ed ampie sale che doveva essere il “ faro della civiltà”.
Luigi Filippi, che da poco era stato eletto arcivescovo dell’Aquila, protestò vivamente per l’abbattimento della più antica chiesa cittadina, facendo presente, in un accorato appello al prefetto della provincia, al Ministero e infine al re Vittorio Emanuele, che l’ampliamento del convitto nazionale e l’abbellimento della città si potevano ottenere costruendo i portici sul lato opposto dell’edificio esistente, punto migliore per luminosità e clima. Ma l’appello non fu ascoltato e la chiesa venne abbattuta.
Nel 1879 fu stesa la relazione definitiva per la Biblioteca provinciale da Luigi Masci, insegnante nel Ginnasio, che l’anno successivo ne assunse la direzione.

Il 1883 fu anno decisivo per il rilancio della Biblioteca, che fu intitolata al vivente Salvatore Tommasi, gran clinico, pensatore e patriota, che  insegnava con grande prestigio all’Università di Napoli e che prese l’impegno di lasciare alla Biblioteca i propri libri alla morte (che si sarebbe verificata nel 1888). Enrico Casti, anch’egli insegnante del Ginnasio ed abate di S. Silvestro ne celebrò la solenne inaugurazione. D
alla relazione inaugurale apprendiamo che la Biblioteca disponeva all’epoca di 18.430 volumi e contava su 4.796 lettori annui con uno stanziamento annuo di 15.000 lire da parte dell’Amministrazione Provinciale.

L’importanza della Biblioteca è attestata anche dalla descrizione fatta dal viaggiatore tedesco
E. R. Peterman nella sua opera “ In viaggio negli Abruzzi “ stampata nel 1897.
Intanto la Provincia incaricava il proprio ingegnere capo Carlo Waldis di costruire il gran salone ligneo ad imitazione delle biblioteche monastiche di Roma, prima che il Waldis stesso costruisse nel 1888 per l’esposizione regionale abruzzese, il cosiddetto palazzo dell’Emiciclo oggi sede del Consiglio Regionale.
Nel 1905 si ebbe la maggiore novità strutturale, con la costruzione del grande scalone d’accesso che rese definitivamente indipendente la biblioteca dal liceo.

Nel 1993 la biblioteca è entrata a far parte del Servizio Bibliotecario Nazionale formando, insieme alle biblioteche universitarie della città, il “polo aquilano”, insieme a circa 1600 biblioteche italiane, con un catalogo in linea che consente di fare ricerche su base locale e su base nazionale e di assolvere a richieste di prestito interbibliotecario nazionale ed internazionale.
Attualmente la biblioteca dispone di circa 260.000 volumi, 2.289 periodici di cui 230 correnti e numerosi dischi, CD ROM e videocassette.
L’attuale direttore è il dott. Paolo Collacciani, che ha cercato di unire tradizione ed innovazione nell’ottica di un servizio pubblico basato su un sapere antico, ma fortemente proiettato verso il futuro.